L’ associazione NONDASOLA nasce nel 1995 a Reggio Emilia grazie ad un gruppo di donne che hanno deciso di impegnarsi per aiutare altre donne in difficoltà, supportandole e aiutandole a cambiare la loro vita.
La statistiche registrano valori sempre più alti di violenza psicologica o fisica attuata da uomini sulle donne, evidenziando che la violenza non è riconducibile né alla psicopatologia, né alla marginalità sociale: la violenza è trasversale e lo è in quanto riguarda le modalità di costruzione del rapporto fra donna e uomo.

NONDASOLA si è costituita come ASSOCIAZIONE non a scopo di lucro nel giugno 1996, è ONLUS dal 1998 e si occupa di:

  • Gestione della Casa dell Donne, in convenzione con il Comune di Reggio Emilia: offriamo a tutte le donne che ad essa fanno riferimento colloqui di accoglienza, consulenze professionali, ospitalità temporanea.
  • Gruppi di Sostegno, rivolti a donne che hanno vissuto e/o vivono esperienze di violenza e che vogliono intraprendere un percorso di cambiamento.
  • Progetto Lunenomadi: spazio di incontro, di scambio, di sostegno dove le donne migranti, attraverso colloqui personalizzati, possono raccontare la propria storia, sentirsi meno sole, avere informazioni, essere aiutate a realizzare il proprio progetto migratorio.
  • Formazione: Area operatori del territorio comunale e provinciale e Area volontarie (corsi di formazione per le donne che desiderano diventare volontarie)
  • Prevenzione e sensibilizzazione: attività rivolta a docenti e studenti/esse delle scuole medie inferiori e superiori realizzata soprattutto con  progetti laboratoriali.
  • Promozione e partecipazione ad attività di rete tra cui Tavolo interistituzionale di contrasto sulla violenza alle donne promosso insieme all’Amministrazione Comunale di Reggio Emilia  Coordinamento Regionale dei Centri antiviolenza e case rifugio – Rete nazionale dei Centri antiviolenza  –  Rete delle avvocate dei Centri antiviolenza.

IL CENTRO ANTIVIOLENZA NONDASOLA DI REGGIO EMILIA E’ A TUA DISPOSIZIONE PER:

ACCOGLIENZA
Attività di ascolto e protezione alle donne adulte, italiane e straniere, per problematiche personali legate a maltrattamenti subiti, prevalentemente in ambito domestico. Offiramo soluzioni precostituite, ma con sostegno specifico ed informazioni adeguate per trovare soluzioni adatte alle proprie difficoltà.
Il primo contatto che le donne hanno col Centro è quasi sempre tramite il telefono. L’operatrice che risponde offre un primo ascolto a cui di solito segue un appuntamento per un colloquio individuale.
Presso il Centro NONDASOLA di Reggio Emilia su richiesta delle donne interessate, viene offerto un ascolto approfondito, accogliente e competente che le aiuta ad esprimere il loro principale bisogno, in relazione alla violenza subita, per sostenerle affinché possano prendere la decisione più opportuna, valorizzando e potenziando le proprie risorse.
Il servizio di accoglienza viene attuato esclusivamente per le donne che richiedono espressamente aiuto, informazione e protezione. Quando il primo contatto non viene preso dalla donna interessata, ma da un familiare, un’amica, da un’assistente sociale o altri, viene data indicazione delle modalità secondo cui la donna stessa, se lo desidera, può contattare il Centro per richiederne l’intervento.

Attività e Servizi dell’area Accoglienza

Centralino

-colloqui telefonici con nuove donne
-contatti con donne che avevano già fatto colloqui d’accoglienza
-contatti telefonici con le varie agenzie di servizi pubblici e privati presenti sul territorio utili per l’articolazione e lo sviluppo del progetto della donna
-Colloqui d’accoglienza (della durata di circa 1 ora) per analizzare insieme la situazione, offrendo alla donna ascolto e supporto, valutando i bisogni e le strategie da adottare per uscire dalla situazione di disagio e per far fronte a possibili bisogni di ospitalità. Tutti i colloqui prevedono la compilazione della scheda.
-Incontri con Assistenti sociali che seguono alcune donne che si rivolgono a noi.
-Consulenza legale
-Accompagnamento nella ricerca del lavoro, per il quale ci si avvale dello “Sportello Lavoro”
-Accompagnamenti per certificati personali o per sistemazione abitativa alternativa
-Progetto “Microcredito Donna”, in convenzione con la Cooperativa Mag6, finalizzato a consentire alle donne piccoli prestiti funzionali al loro percorso di autonomia personale e lavorativa, da restituire secondo tempi e modalità condivise.

OSPITALITA’

La casa rifugio è concepita come un luogo sicuro dove le donne possono abitare in autonomia, continuando le proprie attività quotidiane, lavorando, studiando, accudendo i propri figli; prendendo un momento di pausa per sottrarsi alla violenza, ripensando e riprogettando la propria vita.

L’Associazione gestisce due strutture residenziali di prima ospitalità: una destinata alle donne del Comune di Reggio Emilia, in convenzione con l’Amministrazione comunale, e una destinata alle donne delle zone sociali dei comuni della Provincia di Reggio Emilia, in convenzione con la Provincia di Reggio Emilia, ACER, AUSL di Reggio Emilia e le zone sociali del territorio provinciale.

La casa rifugio si contraddistingue anche per alcune misure di sicurezza, necessarie a proteggere donne che il più delle volte vengono ricercate attivamente dal partner. Per sicurezza si intende la possibilità di non essere raggiunte da persone che si sono rivelate pericolose per sé e per i figli/e con  violenza, minacce e ricatti. La principale misura di sicurezza è costituita dalla segretezza dell’indirizzo che si cerca di mantenere in ogni modo, anche nei contatti istituzionali. Per lo stesso motivo le ospiti non possono ricevere visite durante la loro permanenza nel rifugio.
I bisogni delle ospiti vanno dalla ricerca dell’autonomia personale (casa o una nuova ospitalità presso strutture di seconda accoglienza; lavoro, ecc.) alle necessità sociosanitarie: un nuovo medico/pediatra di base (quando quello che avevano non è più raggiungibile o sicuro); una ginecologa o altre specialiste; un sostegno dall’assistente sociale, ecc. ma il bisogno principale rimane – come per le altre donne non ospitate – l’emersione del vissuto di violenza, il lavoro sulla propria protezione e quella dei propri/e figli/e, una separazione dei problemi per poterli affrontare adeguatamente, ecc.

Le donne ospitate, se lo desiderano, possono condividere  con le altre ospiti la loro storia, e questo aiuta a superare la vergogna e il senso di colpa, a cessare di sentirsi le uniche, le più sfortunate, le più “deboli”.
Possono entrare nella casa rifugio donne che abbiano già preso contatto con il centro.
È preferibile che la donna abbia già instaurato una relazione significativa con l’operatrice del centro attraverso uno o più colloqui personali. Generalmente non si concordano ospitalità solo telefonicamente.
I servizi offerti dall’area Accoglienza (consulenze professionali, Sportello Lavoro e Progetto “Microcredito Donna”) possono essere attivati anche per le donne ospiti.

GRUPPI DI SOSTEGNO

I gruppi, come l’Appartamento e la Casa, sono luoghi in cui le donne che subiscono maltrattamenti o vivono situazioni di difficoltà, possono trovare ascolto, sostegno, riconoscimento del proprio valore, aiuto nel tentativo di costruire un proprio percorso di uscita dalla violenza.
Sono luoghi in cui le donne incontrano parole, pensieri, presenze di altre donne che sono lì ad ascoltarle senza esprimere giudizi, a sostenerle nel faticoso lavoro di “fare ordine”, di rileggere la propria storia, di riscoprire risorse ed energie per progettare cambiamenti e dare una nuova configurazione alla propria vita.
Dal 1999 sono attivi Gruppi di sostegno, condotti da due operatrici, rivolti a donne che hanno vissuto e/o vivono esperienze di violenza e che vogliono intraprendere, insieme con altre donne, un percorso di cambiamento, basato sullo scambio e sul sostegno reciproco.
Lo scopo principale di questo spazio è offrire la possibilità di leggere insieme con altre il ciclo della violenza all’interno del proprio rapporto di coppia, valorizzando il vissuto e l’opinione di ognuna in rapporto ai propri sentimenti e alle proprie attese. Ampio spazio è dedicato all’ascolto e alla conoscenza del corpo.
I gruppi rappresentano anche concretamente una possibilità di uscita dal silenzio e dall’isolamento nei quali si precipita a causa della violenza.

APPARTAMENTI

Appartamento “Nondasola” è un alloggio che attualmente può essere utilizzato come luogo ‘misto’:

-di post-ospitalità per donne che sono già uscite dalla fase cruciale della violenza, ma che hanno un basso livello di autonomia economica

-di prima ospitalità per donne con situazioni di violenza a basso rischio e con un accettabile livello di autonomia relazionale;

-è previsto anche un utilizzo per le emergenze  in alternativa all’albergo, quando ci sono condizioni compatibili (posti disponibili nell’appartamento, bassa pericolosità della situazione della donna in emergenza).

 Appartamento per il progetto “Co-housing sociale

In questo periodo di crescente povertà, per venire incontro ai bisogni delle donne che hanno seguito progetti di uscita dalla violenza, che stanno ricostruendo la loro autonomia (economica, lavorativa, relazionale), ma che  si trovano in condizioni socioeconomiche ancora particolarmente svantaggiate, dalla metà di settembre 2012, l’Amministrazione Comunale  ha messo a disposizione dell’Associazione Nondasola un alloggio che può ospitare 3 donne con i loro figli/e. Grazie alla disponibilità di questa struttura abitativa, per le tre donne cui viene temporaneamente assegnato tale alloggio, si realizza un’esperienza molto importante di ‘cohousing sociale’ in cui condividere bisogni, servizi e risorse per far fronte alla solitudine e all’indigenza e trovare una rete capace di sostegno reciproco, soprattutto attraverso la relazione con altre donne che sanno condividere la medesima esperienza.

RICONOSCERE LA VIOLENZA

Se hai vissuto una situazione di maltrattamento, se sei stata molestata, se sei stata violentata, forse ti senti depressa, triste, arrabbiata, forse hai difficoltà a vivere bene le relazioni con gli altri, forse vorresti parlarne ma nello stesso tempo”ti vergogni”.forse hai il dubbio di aver provocato in qualche modo la violenza, o di non aver fatto abbastanza per evitarla.

Se stai vivendo una situazione di violenza, se chi ti maltratta è una persona a te cara, tuo marito, tuo padre, il tuo fidanzato, probabilmente ti senti sola, confusa e in ansia, hai paura per te e i tuoi figli.forse pensi che la tua situazione sia normale o quasi, che sei stata sfortunata ma devi sopportare per la famiglia e i figli, che se tu fossi una moglie o una madre migliore lui non ti maltratterebbe.
Gli uomini violenti tendono a umiliare le donne, a farle sentire inadeguate, a dare la colpa della violenza alle donne stesse: al contrario la violenza non è mai giustificabile, la responsabilità della violenza è sempre di chi la compie.
Forse non ne hai mai parlato perché ti vergogni o pensi che nessuno ti crederà. Forse ne hai parlato ma non hai ricevuto appoggio.
Forse sei preoccupata di quello che potrebbe succedere a te, ai tuoi figli o a lui e forse pensi che non ci siano soluzioni possibili.
Uscire dalla violenza si può.
Riconoscere di avere subito, di subire violenza, parlarne,  sono i primi passi per superare la violenza.

Se pensi che una tua amica abbia vissuto o stia vivendo una situazione di violenza
A volte le donne cercano di parlare, con la propria madre, con una sorella, con un’amica,
della loro esperienza di violenza e in questo modo chiedono aiuto.
A volte tacciono, tuttavia, se si è loro vicine, è possibile capire che ” qualcosa non va”, che questo qualcosa è forse una situazione di violenza, e allora è importante non sottovalutare la propria intuizione ed esprimere la propria disponibilità.
Le donne che hanno subito o vivono in una situazione di violenza hanno prima di tutto bisogno di essere ascoltate e credute.Il presupposto per dare aiuto è il riconoscimento della violenza.
Se la violenza è avvenuta nel passato, la donna può avere perso fiducia in se stessa e negli altri, può avere paura a restare sola, avere difficoltà nelle relazioni, nella vita sessuale.
Se la donna si trova in una situazione di violenza, forse è triste, agitata, depressa, ha paura, non esce più ed è isolata, forse ha dei segni sul corpo e dice di essere caduta. Aiutare una donna che subisce violenza non significa sostituirsi a lei ma rispettare i suoi tempi di decisione, dandole ascolto, sostegno, informazioni.

Parlando con lei, è importante:

  • Crederle e ascoltarla senza porre delle condizioni nel dare aiuto (per esempio: lasciare o denunciare il marito)
  • Garantirle la riservatezza su ciò che dirà
  • Non giustificare mai , anzi condannare sempre in modo esplicito la violenza
  • Aiutarla a riconoscere la violenza, non sottovalutare e minimizzare la situazione
  • Non giudicare le azioni o le scelte della donna, anche se non le condividi
  • Ricordare che la legge attuale non offre sufficiente protezione alle donne e che nessuno più della donna conosce i suoi bisogni di sicurezza e l’autore della violenza
  • Dedicarle il tempo necessario ad analizzare i suoi problemi, altrimenti dirle le proprie difficoltà.
  • Dare le informazioni relative ai centri antiviolenza e alle strutture presso i quali la donna può rivolgersi per avere un aiuto; accompagnarla se lei lo chiede.

Per te, che la ascolti, è importante:

  • sapere che non puoi risolvere la situazione da solo/a
  • sapere che di fronte alla violenza , sentimenti di rabbia, di impotenza, di paura, di ansia sono normali: può capitare di sentirsi troppo coinvolti/e, di voler trovare rapide soluzioni, di non capire perché lei non lo lascia o non lo denuncia
  • rivolgerti ad un centro che si occupa di violenza per raccogliere informazioni

Se sei un operatore e hai incontrato nel tuo lavoro una situazione di violenza

Aiutare una donna che subisce violenza non significa sostituirsi a lei ma rispettare i suoi tempi di decisione, dandole ascolto, sostegno, informazioni.
Parlare della violenza è il primo passo per uscirne ma non è una scelta facile; esistono alcuni ostacoli che impediscono alla donna di parlare della violenza subita:

  • paura per la propria sicurezza e per quella dei figli; paura di non essere creduta;di essere giudicata;
  • senso di impotenza;
  • sentimento di protezione nei confronti del partner violento e speranza in un suo cambiamento;
  • dipendenza economica del maltrattatore.

… è per questo che ha bisogno di essere sostenuta nel suo percorso in modo attento e non giudicante perché è possibile che provi paura, imbarazzo, vergogna, sensi di colpa.

Il presupposto per dare aiuto e’ il riconoscimento della violenza.
I principali ostacoli al suo riconoscimento possono essere:

  • la scarsa conoscenza del fenomeno, della sua diffusione, e della sua pericolosità;
  • la presenza del partner violento che di fronte ad altri mantiene un comportamento irreprensibile;
  • reazioni di difesa rispetto alle emozioni che la situazione provoca in noi.

E’ molto utile, fare il colloquio con la donna da sola in un ambiente riservato.
Durante il colloquio, è importante:

  • Garantirle la riservatezza su ciò che dirà entro i limiti previsti dalla legge
  • Non giustificare mai, anzi condannare sempre in modo esplicito la violenza
  • Dedicarle il tempo necessario ad analizzare i suoi problemi, altrimenti dirle le proprie difficoltà
  • Crederle e ascoltarla senza porre delle condizioni nel dare aiuto (per esempio: lasciare o denunciare il marito)
  • Aiutarla a riconoscere la violenza, non sottovalutare e minimizzare la situazione
  • Ricordarsi che la legge attuale non offre sufficiente protezione alle donne e che nessuno più della donna conosce i propri bisogni di sicurezza e l’autore della violenza
  • Dare alla donna informazioni precise
  • Essere chiari e concreti sulle possibilità e i limiti dell’intervento che si può effettuare
  • Dare indicazioni sull’importanza della certificazione medica e sui termini della denuncia
  • Cercare insieme a lei alcune strategie che le potranno essere utili in situazioni di emergenza
  • Fornire tutte le informazioni relative ai centri antiviolenza e ai servizi presso i quali la donna può rivolgersi per avere un aiuto

RIVOLGITI AL NOSTRO CENTRALINO 0522585643 IL CENTRO ANTIVIOLENZA NONDASOLA E’ DALLA PARTE DELLE DONNE

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