REGGIO CITTA’

reggio emilia città
Pic by Carlo Vannini

Reggio Emilia è una Città a misura d’uomo, da sempre conosciuta come una dei municipi più prosperi e “vivibili” di tutta Italia.

La nostra Reggio è rinomata per le scuole materne riconosciute in tutto il mondo grazie al Reggio Approach fondato dal pedagogista Loris Malaguzzi, ma anche per il suo popolo simpatico ed operoso, per i prodotti artigianali ed industriali che sono diffusi ed apprezzati sopratutto i settori agroalimentare, della meccanica agricola e della moda. Reggio Emilia ha un notevole patrimonio artistico e storico e per chi volesse ripercorrere le vicende storiche della città, i musei costituiscono una tappa obbligata.

I Musei Civici rappresentano un punto di riferimento con i loro reperti che spaziano dall’archeologia alla storia naturale, con le raccolte del grande scienziato Lazzaro Spallanzani e alla pittura, ospitata nell’annessa Galleria intitolata ad Antonio Fontanesi.
Il Museo del Tricolore, presso la Torre del Bordello e il Museo della Basilica della Madonna della Ghiara sono altre due tappe importanti da non tralasciare insieme alla Galleria Parmigiani con i suoi importanti dipinti e raccolte di arti minori.

La Via Emilia è il cuore commerciale della città, costituito da un susseguirsi di chiese, palazzi, mercati caratteristici e attività commerciali.
I portici, un tempo esistenti anche sul corrispondente lato settentrionale, sono stati demoliti agli inizi dell’800 e le case rifatte con una interessante cortina neoclassica.
E poi le sue esclusive piazze, tra cui Piazza Della Vittoria completamente rinnovata, con la sua splendida fontana animata.

Ma non è finita qui! Reggio è anche eccellenza culinaria con una serie infinita di prodotti enogastronomici da leccarsi i baffi, come: il Parmigiano Reggiano, gli Aceti Balsamici, il mitico Erbazzone, i Cappelletti in Brodo, la Bomba di Riso, i Ciccioli... I Lambruschi ed i Vini Bianchi prodotti dai vigneti delle nostre meravigliose colline.


I TEATRI


teatri reggio emilia

Con il diffondersi in Italia del melodramma, all’inizio del secolo XVII, cambia fisionomia il “luogo teatrale”: dall’elitario teatro di corte diventa teatro pubblico, aperto a tutta la popolazione.
In provincia di Reggio Emilia, i teatri di Correggio, Guastalla, Luzzara, Novellara e Reggiolo sono tutti di origine ottocentesca e si rifanno ai modelli del Municipale di Reggio e del Regio di Parma.

Nel capoluogo, il Teatro Municipale Valli nel suo disegno attuale risale al 1852, ma la presenza del teatro di Cittadella è testimoniata anche dal Teatro Ariosto, sorto sul luogo della primitiva sala per gli spettacoli distrutta da un incendio nel 1740.
Su questi due palcoscenici cittadini, di proprietà pubblica, si svolge oggi la maggior parte delle attività di musica, lirica e prosa.

Reggio Emilia è una tra le città più vivaci nel campo delle iniziative e dell’imprenditorialità culturale, con esperienze molto avanzate in campo formativo ed educativo.

Alle istituzioni storiche quali la Biblioteca municipale ” A.Panizzi”, gli interessantissimi Musei Civici di Scienze Naturali, intitolati allo scienziato reggiano Lazzaro Spallanzani e l’Archivio di Stato, luoghi deputati allo studio e alla ricerca, si affiancano altri importanti centri quali il Consorzio dei Teatri e le attività dell’assessorato alla Cultura, nel pregevole complesso di S.Domenico.

A Reggio Emilia hanno sede il Centro Regionale della Danza e la compagnia “Ater Balletto”.
I due grandi teatri e numerose sale polivalenti consentono una programmazione integrata, con musica e danza al Teatro Municipale ” Romolo Valli”, la prosa al Teatro Ariosto, la prosa di ricerca e la danza contemporanea alla Cavallerizza.


I COMUNI


comuni di reggio emilia

I Comuni della provincia di Reggio Emilia sono 42:

1 Reggio Emilia
2 Correggio
3 Scandiano
4 Casalgrande
5 Castellarano
6 Guastalla
7 Rubiera
8 Novellara
9 Quattro Castella
10 Sant’Ilario d’Enza
11 Cadelbosco di Sopra
12 Montecchio Emilia
13 Castelnovo ne’ Monti
14 Bibbiano
15 Cavriago
16 Bagnolo in Piano
17 Luzzara
18 Reggiolo
19 Albinea
20 Castelnovo di Sotto
21 San Martino in Rio
22 Poviglio
23 Fabbrico
24 Gualtieri
25 Rio Saliceto
26 San Polo d’Enza
27 Gattatico
28 Campagnola Emilia
29 Brescello
30 Boretto
31 Campegine
32 Casina
33 Toano
34 Ventasso
35 Vezzano sul Crostolo
36 Rolo
37 Carpineti
38 Canossa
39 Villa Minozzo
40 Viano
41 Baiso
42 Vetto


CASTELLI E TERRE MATILDICHE

castelli matildici
Pic by Simone Lugarini

Il territorio reggiano è conosciuto anche per le Terre Metiliche costituite da:
castelli, pievi e antichi borghi di sasso che impreziosiscono un paesaggio di per sé pregevole, nel quale dolci ondulazioni si alternano a scorci più aspri, calanchi assetati, affioramenti di roccia lavica.
Partendo da Reggio Emilia si possono percorrere alcuni itinerari collinari in uno scenario originale e suggestivo.
Un poderoso sistema fortificato proteggeva lo stato feudale che la contessa Matilde governava a cavallo tra XI e XII secolo.
I castelli matildici hanno subito distruzioni, prima da parte dei liberi Comuni insofferenti del potere feudale, poi durante le lotte tra le signorie. In parte sono stati trasformati in palazzi e residenze civili.
Tuttavia, la rete castellana matildica è ancora ben leggibile sul territorio e rappresenta un richiamo culturale e turistico di grande rilevanza.

Il Circuito dei Castelli Reggiani raggruppa una quindicina tra castelli, rocche e corti e ne coordina le attività e gli orari di visita.

Per gli appassionati dei castelli medioevali e rinascimentali segnaliamo nella vicina provincia Parma, la presenza di affascinanti manieri, primo tra tutti il castello di Torrechiara, esempio classico di castello posto all’inizio di una vallata, questa in particolare, la zona di Langhirano, patria del famoso Prosciutto di Parma.

Il territorio matildico inoltre è caratterizzato, oltre che dagli imponenti castelli, da numerose pievi, che ne rappresentano la dimensione religiosa è svolgevano anche un ruolo di assistenza, collocate strategicamente sul territorio, spesso in unione con il castello.
Anche le pievi facevano parte a pieno titolo dell’organizzazione territoriale matildica.
E’ noto infatti che la contessa si fece promotrice della costruzione di numerose pievi.
Esse si mantenevano con le decime, cioè con laute offerte dei fedeli, rigidamente regolamentate.

Altra componente caratteristica del paesaggio appenninico emiliano sono le case a torre, soprattutto nella fascia collinare. Con il loro slancio verticale caratterizzano tuttora il profilo degli antichi borghi in pietra (Bergogno e Vercallo, tanto per fare un paio di esempi) ancora diffusi nel territorio matildico.
Le prime case a torre risalgono alla fine del medioevo e hanno soprattutto finalità di difesa. Nei secoli seguenti la casa a torre si fa più slanciata, l’esigenza di difesa diventa meno importante e la casa a torre, pur conservando la funzione di colombaia, diventa soprattutto un elemento di distinzione della famiglia che intorno vi addossa altre costruzioni rese necessarie dall’incremento demografico del borgo.

La zona matildica è anche un luogo di straordinario valore paesaggistico e ambientale, proprio in virtù di uno sviluppo insediativo e produttivo che ha solo sfiorato i colli di Matilde, attestandosi piuttosto nella sottostante pianura, e non li ha stravolti nei loro valori di naturalità. Il paesaggio che circonda i castelli non doveva essere molto diverso da oggi al tempo in cui lo attraversavano cavalieri, soldati, dignitari, imperatori e papi.

Attualmente è in corso un’opera di valorizzazione del territorio, con l’obiettivo di coniugare le ricchezze ambientali e le testimonianze storiche, organizzando l’offerta anche in funzione di una fruizione alternativa, come quella degli appassionati di trekking a piedi, a cavallo o in mountain bike.Tra gli itinerari individuati vi è il Sentiero Matilde, che segue l’antico percorso alto medievale, variante della via franchigena, che dallo sbocco dell’Enza, portava nel cuore del dominio dei Canossa, ai castelli di Rossena, Canossa, Sarzano, Carpineti, fino a Toano e si dirigeva verso il crinale al Passo delle Forbici, per poi scendere verso i possedimenti toscani.

Presso Quattro Castella si trova l’Oasi del Bianello, una minuscola area protetta di 125 ettari con circa 130 specie di uccelli. I vulcanetti della sorgente salsa di Regnano a Viano, rappresentano un fenomeno naturalistico a sè, con emissioni di acque miste a gas metano, idrogeno solforato e idrocarburi.
Per gli appassionati speleologi, la Tana della Mussina è un interessante percorso sotterraneo di formazione carsica, alle spalle di Borzano di Albinea.

Nella pianura, si estende la Riserva naturale delle casse di espansione del Secchia a Rubiera, su una superficie di circa 260 ettari. Situata al centro del conoide del fiume Secchia, conserva elementi tipici dell’ambiente acquatico.
La fauna comprende anfibi, rettili, pesci, uccelli e mammiferi.
L’ oasi di Marmirolo è un bellissimo esempio di rinaturazione di cava, a poca distanza dalla città e dalla via Emilia. Molte specie di uccelli utilizzano l’oasi come rifugio e area riproduttiva: si notano, tra gli altri, l’airone cinerino, il martin pescatore, la cannaiola e numerosi anatidi. Da segnalare la Riserva naturale di Corte Valle Re a Campegine, che protegge uno degli ultimi sistemi di fontanili perenni rimasti in provincia. Nell’area umida prosperano popolazioni vegetali rigogliose in ogni periodo dell’anno; sono censite 91 specie di uccelli e oltre 15 di mammiferi.

Nella bassa reggiana, le Valli di Novellara rappresentano una grande zona di bonifica recente. L’area spondale del Po offre zone naturalistiche e paesaggistiche di grande pregio. In particolare nel Guastallese, abbiamo la golena, con suoli limoargillosi e sabbiosi. L’isola di San Simeone a Guastalla, formatasi negli anni ’50, si è saldata alla terraferma attraverso una lanca soggetta a inondazione saltuaria. Prevalgono le specie climatiche dell’ambiente padano, il pioppo nero e il salice bianco.


LA PIETRA DI BISMANTOVA

pietra di bismantova
Pic by Nazzarena Agostini

A due passi da Castelnovo Monti, il baricentro della montagna reggiana, si trova questo incredibile scoglio di calcarenite (1047 m), che contrasta con i profili addolciti delle colline circostanti.

La Pietra di Bismantova fu citata anche da Dante nella Divina Commedia, IV canto del Purgatorio.
La zona fu abitata fin da età antichissime, come confermano i reperti archeologici della località di Campo Pianelli, esposti nei Musei civici di Reggio Emilia.

Sotto alla parete sud-est della Pietra si trova un eremo benedettino anteriore al XIV secolo, sviluppatosi attorno a una preesistente cappella. Da qui parte un facile itinerario escursionistico che conduce in cima alla rupe in 30 minuti circa.
Dalla cima si gode una vista straordinaria, a 360° sull’intero Appennino reggiano, e parte del modenese e del parmense. Un tracciato ben segnalato compie l’intero periplo della Pietra, mentre sulle pareti strapiombanti vi è una delle palestra di roccia per l’arrampicata libera tra le più importanti del nord Italia.
In questo tratto l’itinerario coincide con il “Sentiero Spallanzani”, il trekking di lunga percorrenza a tappe che collega Ventoso di Scandiano con San Pellegrino in Alpe, in Garfagnana.

Quando il pellegrino risaliva la “fiera sponda” del “selvoso Appenin”, per dirla col le parole del reggiano Ludovico Ariosto, e si affacciava sugli alti valichi di Pradarena o dell’Ospedalaccio, scorgeva inconfondibile la sagoma di Bismantova.
Per secoli infatti, questo scoglio di roccia dagli spigoli vivi, conficcato al centro dell’Appennino reggiano, ha svolto la funzione di segnavia naturale, una vera “stella cometa” di arenaria che indirizzava correttamente il difficile cammino di prelati, uomini d’arme, pastori, mercanti e teste coronate.

Le principali direttrici storiche del Reggiano, quella Verabolense del Secchia e quella Matildica da Canossa, erano infatti entrambe convergenti verso l’inconfondibile Pietra.
Oggi facili itinerari escursionistici di grande interesse naturalistico e paesaggistico, conducono alla scoperta dei dintorni, fino al greto del fiume Secchia dove si trova un “Sentiero natura” dedicato ai Gessi Triassici.


IL PARCO DEL GIGANTE

parco del gigante reggio emilia

Il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano o Parco del Gigante, secondo la denominazione in uso, è uno dei più estesi fra quelli emiliani e racchiude al suo interno una grande varietà di luoghi e ambienti di elevato valore naturalistico e paesaggistico.
Ne fanno parte alcune fra le cime più alte della catena appenninica settentrionale, dalle quali si godono vasti panorami su valli impervie, estesi boschi e ampie praterie in sommità. Un’ampia rete di rifugi consente agli escursionisti di trovare ristoro lungo i numerosi camminamenti tracciati.

I parco è ricco di specie animali di grande interesse, legate soprattutto agli ecosistemi di alta quota. Nel Parco sono visibili numerose forme di architettura montana, soprattutto costituite da case in pietra e alcuni edifici di servizio in pietra, un tempo con un caratteristico tetto in paglia. Nei boschi si incontrano spesso piccole costruzioni in pietra chiamati “metati” che servivano ad asciugare le castagne raccolte nei numerosi castagneti dell’appennino, per farne farina, un tempo insostituibile riserva di amidi, necessari per affrontare i rigori dell’inverno.

A Cervarezza, inserito nel Parco delle Fonti, nei pressi di Busana ove ha sede il parco, esiste una struttura che ha pochissimi simili in Italia. È Cerwood, un parco acrobatico di divertimenti per grandi e piccini, , ove tra liane, ponti tibetani, funi a varie altezze, ed altre difficoltà del genere, chiunque si può sentire un emulo di Indiana Jones, ma in completa sicurezza ed all’insegna del divertimento “al naturale”. Durante l’inverno sono ben cinque le stazioni sciistiche attrezzate per gli sport invernali, dalla sci alpino allo sci di fondo, compreso il palazzo del ghiaccio a Cerreto Laghi.


LA CASA DEL TIBET VOTIGNO

votigno

Nata nel 1990, sotto gli auspici del Dalai Lama, trova ideale cornice nel borgo medievale di Votigno di Canossa, a pochi chilometri dal capoluogo emiliano.
Prima aperta in Europa, dopo quelle di Delhi, New York e Città del Messico, questa comunità si propone di preservare e diffondere la cultura tibetana, compromessa dal processo di assimilazione messo in atto dal governo cinese.I ruderi di un borgo dimenticato sono stati trasformati in un piacevole centro di aggregazione, punto di contatto per tutti coloro che desiderano attivare un dialogo tra culture diverse, indipendentemente dalla confessione religiosa. Non è un caso, infatti, che accanto al tempietto buddista sorga una piccola cappella dedicata a S. Francesco.
Nella Casa del Tibet, placidamente adagiata tra le colline reggiane a pochi passi dai ruderi del castello di Canossa, ci sono uno spazio per meditare, una biblioteca e un museo sul Tibet; c’è inoltre la possibilità di organizzare seminari, incontri e mostre. Direttore del centro è l’artista tibetano Tashi Tsering Lama, considerato uno dei maggiori esperti di pittura sacra tibetana.


BASSA REGGIANA E FIUME PO

bassa reggiana

Tutta la storia economica, sociale e civile della Bassa risulta essere pervasa da un quotidiano rapporto con l’acqua : dal grande fiume Po ai fiumi e torrenti dell’Appennino, dalle risorgive dei fontanili ai canali navigli. Insediamento, tipologia del paesaggio agrario, sistemi di comunicazione, toponomastica, organizzazione amministrativa e fiscale del territorio risentono della presenza di fiumi e acque più o meno stagnanti.
Questo elemento corre oggi imbrigliato nella fitta maglia di canalizzazioni, grazie anche ad una rete di bonifiche, avviate dai Benedettini nel medioevo, proseguite dagli Estensi nel rinascimento e ampliate fino alla metà del Novecento, che ha contribuito allo sviluppo di un’agricoltura tra le più prospere del Paese.

Qui nacque, e si consolidò nei secoli, una costellazione di piccoli principati in grado di resistere fino al Settecento a quell’opera di smantellamento degli stati minori intrapresa dalle grandi signorie italiane fin dal XIV secolo: i domini dei signori di Guastalla, Mirandola, Novellara e Rolo, i principati di Correggio e di Carpi progressivamente assorbiti dai principati maggiori. Oggi è una terra generosa, costellata di paesi intraprendenti, corti, casolari e piccole comunità sedimentate nel corso dei secoli e in rapida trasformazione.

L’itinerario porta alla scoperta di città d’arte come Correggio, con i suoi musei e palazzi principeschi, delle rocche medievali e rinascimentali di San Martino in Rio, Novellara e Reggiolo, di un diffuso patrimonio di ville padronali e casini gonzagheschi, di architetture rurali e attrazioni naturalistiche.

Il fiume Po, le bonifiche e la centuriazione sono il segno distintivo di quest’altro settore della pianura reggiana compreso tra il torrente Crostolo, il fiume Enza e la via Emilia. Percorrendo antiche direttrici romane e medievali, si attraversano gli areali delle valli bonificate dai Benedettini dagli Estensi con il capolavoro della bonifica Bentivoglio. Seguendo l’argine maestro del grande fiume, si tocca uno dei più importanti sistemi insediativi di sponda della regione con Luzzara, Guastalla, Gualtieri, Boretto e Brescello e centri storici rinascimentali quali Guastalla e Gualtieri. Ma il Po, pieno di ricordi letterari e cinematografici, offre anche la suggestione di una golena ricca di aree naturalistiche di pregio.


CULTURA ENOGASTRONOMICA

gastronomia reggiana

Non c’e nulla che leghi un territorio alle proprie radici storiche e culturali quanto il cibo. Processi di lavorazione frutto di tradizioni tramandate per generazioni fanno si che in Emilia, l’alimentazione sia parte integrante di un modo di vivere irripetibile. Basti per questo citare solo alcuni nomi dei prodotti della nostra terra: i millenari Parmigiano Reggiano ed Aceto Balsamico Tradizionale, il frizzante Lambrusco, le decine di paste ripiene come i Tortelli ed i Cappelletti, le torte salate come l’Erbazzone o dolci come la Spongata.

Buona parte dei produttori di queste prelibatezze fanno parte delle Strade dei Vini e dei Sapori, consorzi od associazioni il cui scopo è quello di diffondere la conoscenza verso questi prodotti affinché se ne possa apprezzare appieno il loro valore. A Reggio Emilia sono presenti due strade: quella delle Colline di Scandiano e Canossa che dalla via Emilia si dirige sulle prime colline ed arriva fino al confine sud della provincia sul crinale, mentre la strada della Corti Reggiane occupa tutta la parte della pianura , fino al Po.

Visitare i luoghi di produzione e sentire dai produttori i particolari ed i segreti che stanno dietro a questi prodotti è una esperienza che vale la pena di fare, perché solo il diretto interessato riesce a trasmettere quelle sensazioni che derivano da un contatto quotidiano e costante con i prodotti da lui stesso creati.
Le visite sono possibili, previa prenotazione, presso tutti gli associati, e così pure l’acquisto diretto dei prodotti.


SAGRE E FIERE

fiere e sagre reggio emilia

La sagra di san Prospero a Reggio Emilia, il 24 novembre (festa del patrono), è una ricorrenza molto sentita.
All’interno della città, la piazza dedicata al santo, su cui si affaccia la basilica che conserva le sue reliquie, e tutto il centro cittadino si riempiono di bancarelle e di venditori di caldarroste.

La sagra della Ghiara, ancora a Reggio Emilia (1ª settimana di settembre), si svolge davanti al santuario di corso Garibaldi, restaurato in occasione del quarto centenario del miracolo della Ghiara. A contorno, bancarelle e la mostra-mercato dell’artigianato artistico e tradizionale.

L’attrazione principale della fiera autunnale di S. Simone a Montecchio Emilia (26-28 ottobre), è la rassegna dell’antiquariato, che ha raggiunto importanza nazionale.
La centenaria fiera di S. Giuseppe, a Scandiano (18-25 marzo), è una mostra campionaria con esposizione di merci, prodotti tipici e antiche macchine agricole.
La fiera di S. Michele di Castelnovo né Monti (27-29 settembre), istituita nel settembre del 1741 come fiera di merci e di bestiame, è la più importante manifestazione dell’Appennino reggiano, con la sua tradizionale mostra bovina della razza bruna.

La fiera del Parmigiano-Reggiano a Casina (1ª settimana di agosto) ruota attorno alla cottura in piazza di questo formaggio, eseguita da esperti casari con l’ausilio di un’antica macchina a vapore.
La fiera ospita anche convegni, mostre di artigianato ed eventi folcloristici come la sfilata di trattori d’epoca.

La sagra del Lambrusco di Albinea (2ª settimana di giugno) ha il suo momento più significativo nella mostra dei lambruschi emiliani, con mescita di prodotti tipici.
A Cavriago si tiene la fiera del Bue Grasso (4ª domenica di marzo ) con la rassegna dei bovini di antica razza reggiana.
A Boretto si svolge la sagra del Po (3ª domenica di giugno), con gare di motonautica, spettacolo pirotecnico e luminarie sul fiume, degustazione di piatti tipici come la cipolla di Boretto.
A Reggiolo, infine, festa della Zucca tra la fine di settembre e la prima settimana di ottobre: manifestazioni culinarie incentrate sulla zucca, corteo storico e palio tra i cavalieri delle contrade.

Per tutto l’anno si susseguono eventi di lunga tradizione, seguiti da un numero sempre crescente di appassionati. Dai carnevali di Castelnuovo Sotto o della Corbella a Campagnola, fino alle rappresentazioni storiche come il Corteo Matildico di Quattro Castella alla fine di maggio, oppure in estate a Vetto e Canossa, è un susseguirsi di costumi e scenografie tra le più ricercate ed affascinanti.


NELLE VICINANZE


Le terme di Salsomaggiore, di Salvarola e di Monticelli.
Le città ducali: Parma, Mantova e Modena.
La città della Ferrari: Maranello